LOTUS
Lotus
è un fiore acquatico molto delicato ma anche il nome di una scuderia di
F1. La sua prima vittoria avviene nel GP di Montecarlo del 1960, guidava
Stirling Moss, mentre il suo ultimo GP sarà quello degli Stati Uniti del1987,
guidava l'indimenticato
Ayrton Senna.
La Lotus è una squadra entrata nella
leggenda delle corse, sia per i grandi successi ottenuti, sia per aver legato il
suo nome a quello di un'altra leggenda,
Jim Clark, ma soprattutto per il carisma
e l'unicità del fondatore della squadra: Colin Chapman. Egli optò per questo
nome esotico in onore della moglie Hezel,
così affettuosamente soprannominata.
Anthony Bruce Colin Chapman nasce a Richmond il 19 maggio 1928, si
laurea in ingegneria, diventa pilota della RAF per poi passare alla Vauxhall: in
questo periodo, il giovanissimo Chapman matura l'idea di voler creare una
propria vettura. Sogno che realizza nel 1948 sulla base di una vecchia Austin
Seven: la vettura si chiama Lotus Mark 1. A questo modello ne seguono
altri con i quali lo stesso Chapman partecipa a gare di club, finché, nel 1954,
viene creato il Racing Team Lotus: la squadra che da lì a poco comincia ad
imporsi nell'agonismo internazionale. Sbocco naturale per Colin Chapman è ovviamente la F1,
il cui debutto avviene nel GP di Montecarlo del 1958 con
una evoluzione della Lotus 12: i piloti sono
Graham Hill e Cliff Allison,
ma è il 1960 l'anno del salto di qualità per la scuderia britannica per due
ragioni: le prime due vittorie iridate con Moss a Montecarlo e Riverside,
e l'arrivo in squadra di Jim Clark, il pilota che farà diventare grande
la Lotus.
Nel 1962 nasce un monoposto storica per la
evoluzione della F1, la Mk 25, la prima monoscocca mai costruita. Con essa Clark conquista i titoli iridati del 1963 e 1965, arrivandoci vicino nel 1964;
nel 1965 giunge pure la vittoria ad Indianapolis. Nel 1966, la Lotus si trova senza un motore
competitivo e tenta numerosi esperimenti, l'unico vincente è con il 16 cilindri
BRM.
Nel 1967 grazie alla Ford nasce un propulsore
"mitico", il "Cossie" DFV 8 cilindri che conquisterà oltre 150 gran premi,
provvedendo a "motorizzare" la F1 per 3 lustri. I risultati sono da subito
grandiosi ma il ritardo accumulato nella prima parte del campionato non permette
la conquista del titolo.
La
scomparsa di Clark avvenuta il 7 aprile 1968,
quando «Big Jim» si schianta contro un albero a Hockenheim in una gara di F2 è un colpo durissimo per Chapman che
sembrava costruire le monoposto direttamente intorno al suo campione. Graham
Hill diventa il caposquadra
e a fine anno
giunge un nuovo alloro con la Mk 49. La Lotus è anche la prima scuderia ad
approfittare della libertà di sponsorship, associandosi alla Imperial Tobacco
che modifica la livrea originale verde e gialla in rosso e bianco del marchio
Gold Leaf. Nel 1970 Chapman assieme a Maurice Philippe (già autore della Mk 49)
estrae un'altra arma invincibile, la Mk 72, con la quale Jochen Rindt infila cinque vittorie che lo proiettano in
cima al mondiale a quattro gare dal termine: gran premi che non bastano ai ferraristi Ickx e
Regazzoni, i due più accreditati contendenti
dell'alfiere della Lotus, per strappare un titolo iridato a un pilota che non
poteva più difendersi: Jochen Rindt si era infatti ucciso a Monza nel corso
delle prove del sabato. Ancora una volta, Chapman perde un grande pilota,
mentre aumentano le polemiche contro le sue vetture, identificate ormai
nell'ambiente come eccessivamente pericolose per le esasperate soluzioni
tecniche messe in campo forse con troppa disinvoltura. A
garantire il titolo iridato
postumo a Rindt è un giovanissimo pilota:
Emerson
Fittipaldi, che sostituendo lo sfortunato austriaco, vince a Watkins
Glen la sua prima gara iridata, tagliando le gambe alle speranze dei ferraristi
di sopravanzare il leader della classifica. Sul pilota brasiliano Chapman ricostruisce nuovamente la squadra, ottenendo ancora soddisfazione dal suo incredibile fiuto
da talent scout: «Emmo», come sarà poi sempre chiamato Fittipaldi
nell'ambiente, conquisterà infatti il campionato del mondo 1972, anno in cui i
colori passano al nero e oro delle sigarette John Player. Nella stagione
successiva, Emerson sarà nuovamente in lotta per il titolo contro
Jackie
Stewart, che alla fine la spunterà provocando la rottura fra la Lotus e «Emmo»
che rimprovererà a Chapman il fatto di non aver imposto a Peterson, suo
compagno di squadra, di aiutarlo nell'impresa. Così, il nuovo talento della
Lotus emigrerà alla
McLaren dove conquisterà nuovamente il campionato,
mentre Chapman dovrà attendere quattro anni per tornare in vetta al mondiale.
Nel 1978 grazie ad accurati studi
aerodinamici e fluidodinamici, nasce la Mk 78; la nuova monoposto sfrutta l'applicazione all'aria
del teorema dei Bernouilli e garantisce un'elevata aderenza al suolo in curva.
Con l'affinamento della Mk 79, nel 1978,
Mario Andretti riesce a
conquistare il titolo iridato, ma questa volta a farne le spese sarà proprio quel Ronnie
Peterson relegato a ruolo di seconda guida pur essendo
palesemente più veloce
del compagno di squadra. Un malumore che sfocerà in una vera tragedia che si
consumerà ancora una volta a Monza, dove l'asso svedese rimarrà coinvolto in una
carambola che gli procurerà fratture multiple che lo porteranno alla morte con
un'embolia verificatasi quando Peterson era ricoverato all'ospedale
milanese del Niguarda. Quello sarà comunque l'ultimo titolo del team di
Chapman: prima di morire in circostanze misteriose nel 1982: il fondatore del
fiore esotico della F1, farà in tempo a salutare a suo modo una vittoria,
saltando sulla linea del traguardo e lanciando in aria il suo cappellino al
passaggio di Elio De Angelis nel Gran Premio d'Austria di quello stesso
anno.
Con la scomparsa di Chapman al timone della squadra succede il team
manager Peter Warr e alla direzione tecnica Gerard Ducarouge. Nel 1984 De
Angelis termina terzo dietro alle McLaren, l'anno successivo a porre rimedio
allo sbandamento del team arriva
Ayrton Senna, il quale insieme al pilota italiano creano una coppia esplosiva (3 vittorie)
ma ingestibile. Risultati simili nel 1986 dove il brasiliano domina nelle prove
ma vince poco in gara. Nel 1987 alla Imperial Tobacco succede la RJ Reynolds
(marchio Camel) e giunge il motore Honda. Come dazio per i motori giapponesi, la
seconda vettura è affidata a Nakajima che rimarrà sempre a distacchi siderali.
Senna vince a Monaco e Detroit con la T 99 dotata di sospensioni a controllo elettroidraulico, le "attive". Partito
Senna per la McLaren, giunge
Nelson Piquet con il numero 1,
ma il team entra nuovamente in crisi, i
risultati sono modesti mentre con lo stesso propulsore la McLaren domina in
lungo e in largo.
A metà stagione i giapponesi chiudono il
contratto e per la squadra è una mazzata: nel 1989 arrivano anche delle mancate
qualificazioni con il propulsore Judd. Nel 1990 il motore Lamborghini non
porta ai risultati sperati e Martin Donnelly subisce un terifficante incidente
nelle prove del GP Spagna terminando la sua carriera.
La Lotus diventa un team
come gli altri, nel 1992 si vedono dei timidi risvegli con Peter Collins come
team manager e
Mika Hakkinen e Herbert come piloti, alla fine dell'anno la Mugen
decide di fornire i suoi 10 cilindri. Il 1993 porta solo 13 punti, nessuno l'anno
successivo. Due piloti (Zanardi a Spa e Lamy a Silverstone) si fanno male
seriamente per cedimenti meccanici. Quando sulla vettura sale il belga Philippe
Adams che non aveva alcuna esperienza di monoposto si capisca che la fine si
avvicina. Al termine della stagione, la squadra chiude. La Pacific per il 1995
aggiunge il marchio Lotus al suo ma gli esiti furono molto negativi.
La Lotus esce così dalla F1 per entrare
nella leggenda.