Il motore di una formula 1
I motori delle vetture di formula 1 veri gioielli tecnologici, sono dei dieci cilindri da 3000 cm³ che possono erogare una potenza di circa 850~900 CV. Per regolamento i motori non devono avere più di cinque valvole per cilindro e devono essere realizzati in particolari leghe d'alluminio (in precedenza si usava il berillio, vietato dal 2001), che permettono nello stesso tempo di essere leggeri, ma molto resistenti
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l motore di una formula 1 arriva a circa19000 rpm (316 giri al secondo) | |
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L'accelerazione data arriva fino a 8g | |
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La corsa del pistone è di 50 mm | |
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Accelerazione da 0 a 200 km/h in 4 secondi | |
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Ha una durata massima di 400 km |
Com'è un motore da Formula 1
Le differenze dei nostri motori da quelli
di una monoposto da F1 sono notevoli. Anche se esistono veicoli con cilindrata
notevolmente superiore a 3 litri (es. Lamborghini Diablo 6.0 da 6 litri) nessuno
di questi arriva a potenze di 850 cavalli. Ciò è dovuto sia all'inutilità di
così tanti cavalli in città o in autostrada, visto che bastano tantissimi
cavalli in meno per arrivare al limite di 160 km/h e anche perché il consumo di
benzina sarebbe troppo elevato.
Le differenze, comunque si possono notare
anche nella realizzazione di un motore da formula 1.
Nei motori da formula 1 ci sono
rivestimenti in ceramica e fibre di carbonio per assicurare una maggiore
resistenza alle alte temperature e una maggior leggerezza del motore (circa il
5% del motore è costituito da questi componenti). Le parti meccaniche sono in
acciaio (circa 1/3) e in alluminio (2/3).
Altre differenze si possono trovare nella
distribuzione che di norma è a due alberi a camme in testa, con quatto o cinque
valvole per cilindro. Con 2 alberi a camme in testa si riduce al minimo il
numero di componenti interposti tra ogni valvola e l'eccentrico che le
impartisce il moto. Questo significa che l'inerzia dei componenti in moto
alterno risulta minore e quindi, a parità di sollecitazioni meccaniche, è
possibile raggiungere regimi di rotazione più elevati.
Per eliminare le deformazioni elastiche
anomale delle molle di richiamo delle valvole, viene usato un sistema di
richiamo pneumatico chiamato "desmodromico". Le valvole vengono richiamate in
posizione di riposo da una molla, mentre nel sistema desmodromico anche il
movimento di ritorno viene comandato meccanicamente da un bilanciere, nello
stesso tempo in cui si comanda l'apertura della valvola. Il vantaggio principale
di questa soluzione è che consente di adottare alberi a camme che imprimono
notevolissime accelerazioni alle valvole sia in fase di apertura che in fase di
chiusura.
Rispetto a un sistema tradizionale la
valvola viaggia a una velocità molto più elevata e impiega quindi meno tempo sia
per aprirsi che per chiudersi, allungando così il tempo di permanenza alla
massima apertura e favorendo quindi la respirazione del motore.
Un altro vantaggio consiste nella
possibilità di ridurre la distanza di sicurezza che separano le valvole dal
pistone nella fase di incrocio, ovvero alla fine della corsa di scarico e
all'inizio della corsa di aspirazione del pistone, quando le valvole di
aspirazione e scarico risultano aperte simultaneamente. In questa fase le
valvole richiamate da molle devono mantenere una distanza di sicurezza dal
pistone nell'ordine dei millimetri, per evitare disastrosi contatti in caso di
sfarfallamento quando il motore va in fuori giri, mentre con il "desmo" è
possibile ridurre questo valore nell'ordine dei decimi di millimetro senza
rischiare, potendo così allungare ulteriormente la fase di apertura delle
valvole.
Un altro vantaggio del "desmo" risiede nel
minor assorbimento di potenza. Infatti non vi sono molle da comprimere per
aprire le valvole e la rotazione dell'albero a camme risulta molto più libera.
Anche nei pistoni si può trovare una
differenza d'altezza che è molto ridotta rispetto al diametro, al fine di
ridurre il peso e le perdite per attrito, per questi stessi motivi sono sempre
dotati di ampie sfiancature laterali o addirittura hanno il mantello a H.
Anche le bielle spesso sono in titanio,
materiale dalle elevatissime caratteristiche meccaniche, che ha un peso molto
contenuto ed un costo elevatissimo, che ne ha sempre confinato l'uso
all'industria aerospaziale o al mondo della Formula 1.
Funzionamento
I motori da competizione hanno lo
stesso principio di funzionamento dei motori "tradizionali". Infatti essi sono a
quattro tempi, cioè il ciclo si compie in sole quattro fasi: aspirazione,
compressione, espansione, scarico.
La foto sottostante mette in luce uno spaccato del motore. Nel cilindro c'è un
pistone, una biella, una o più candele e almeno due valvole.

Prima di passare all'analisi delle fasi dobbiamo precisare che il pistone si muove all'interno del cilindro tra il pms (punto morto superiore) e il pmi (punto morto inferiore). La distanza che intercorre tra questi punti e che il pistone deve compiere si chiama corsa.
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Aspirazione
Il pistone si muove dal pms al pmi,
con conseguente incremento della camera di lavoro. La pressione all'interno
del cilindro scende a circa 0.1 - 0.2 bar, richiamando la miscela dal
carburatore (o dal sistema d'iniezione) all'interno del condotto
d'aspirazione.
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Compressione
Una volta chiusa la valvola
d'aspirazione, il pistone, che ha già superato il pmi, continua la sua corsa
verso il pms comprimendo la carica.
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Espansione
Prima che il pistone raggiunga il pms
si innesca la scintilla prodotta dagli elettrodi della candela. Il fronte di
fiamma si propaga in tutte le direzioni (la velocità media è compresa fra i
90 - 150 km/h), lasciando dietro di se i prodotti combusti.
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Scarico
Il pistone ha superato il pms e
riprende la sua corsa verso il pmi. La combustione si è completata e, nel
corso dell'espansione, la temperatura dei gas è progressivamente diminuita.
Prima di raggiungere il pmi la valvola di scarico inizia ad aprirsi. |