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RENAULT
Chi si sarebbe aspettato una stagione del genere per la Renault? Forse
nemmeno i membri stessi del team. E' vero, alla vigilia dell'esordio
stagionale le dichiarazioni erano entusiastiche, grazie anche a risultati
lusinghieri nei test invernali, ma pochi avrebbero scommesso su un dominio
tale da parte del team transalpino. Invece, i risultati hanno dato ragione
fin dall'inizio alla truppa di Flavio Briatore che, con grande lungimiranza,
l'anno scorso trascuro' il finale di stagione con qualche scelta azzardata,
attirandosi si' molte critiche immediate e perdendo in extremis il secondo
posto in campionato, ma ponendo le basi per una stagione da incorniciare dei
suoi.
I segreti della vittoria? Una vettura equilibrata, forte in ogni settore e,
pur non essendo forse la punta di diamante dello schieramento, sicuramente
ai vertici per quanto riguarda l'affidabilita', elemento fondamentale in una
Formula 1 come quella moderna che premia la costanza piu' che il singolo
exploit. Una coppia di piloti ben assortita, forse la migliore del lotto,
con uno scudiero, il nostro Giancarlo Fisichella, forse in qualche caso
ingiustamente sfavorito nei confronti del suo compagno di team, ma
sicuramente pronto a mettersi al servizio della sua scuderia quando
necessario.
Un team manager visionario ma geniale come il gia' citato Briatore, che ha
incamerato quest'anno il quarto e il quinto titolo personali… niente male
per uno che non sapeva nemmeno cosa fosse la Formula 1 prima di essere
scelto come caposquadra da un personaggio forse ancora piu' folle di lui,
Luciano Benetton. Una squadra compatta e unita e, soprattutto, un Fernando
Alonso formato gigante. Dopo aver conquistato in passato la palma di pilota
piu' giovane a centrare la pole position, il giro piu' veloce in gara, il
podio e la vittoria, quest'anno lo spagnolo si e' guadagnato il record di
piu' giovane campione del mondo di sempre.
Come sempre, per vincere ci vuole anche un po' di fortuna, e non c'e' dubbio
sul fatto che la dea bendata abbia premiato quest'anno Alonso e la
formazione giallo-azzurra. Una crisi Ferrari superiore alle previsioni e una
serie di errori scellerati da parte della McLaren, partita male e proseguita
peggio, con continui ritiri, ha favorito senz'altro la fuga dei transalpini.
Ma sarebbe fare loro un torto sostenere che questo doppio mondiale non sia
meritato. La squadra ha consegnato ad Alonso un'arma vincente e lui l'ha
utilizzata al meglio, con una maturita' insolita per la sua giovane eta',
confrontandosi da Imola in poi contro un avversario altrettanto meritevole e
contro una monoposto nettamente superiore alla sua.
Il quadro si e' poi completato nell'ultimo GP quando, libero ormai da
logiche di campionato, l'iberico ha spinto al massimo e conquistato la
vittoria che e' valsa anche il titolo costruttori, grazie ad un super-motore
sfoderato apposta per l'ultima gara dal suo team. E ci sara' un motivo se
quelli conquistati quest'anno sono i primi titoli nella storia della
Renault, che non era riuscita a fare bottino pieno nemmeno nell'era del
turbo negli anni '70. Insomma, onore al merito al team campione, e
arrivederci al 2006, quando si ripartira', ancora una volta, tutti da zero.
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MCLAREN
In 19 Gran Premi 10 vittorie, 18 podi e… nessun campionato. Non puo' essere
un bilancio lusinghiero per il team McLaren Mercedes, che ha schierato per
quasi tutta la stagione la miglior monoposto, guidata da due piloti di
grandissimo talento, ma che ha pagato con gli interessi gli errori commessi
durante il campionato.
Errori legati ad un'incapacita' di produrre un motore sufficientemente
affidabile da parte della Mercedes, a rischi eccessivi presi quando la
superiorita' tecnica del team era indiscussa, a distrazioni da parte dei
propri piloti.
Elencarli tutti sarebbe un'impresa quantomeno titanica: ci limiteremo
percio' a ricordare i piu' evidenti. Come quando, a Imola, si ruppe un
semiasse interrompendo la fuga vittoriosa di Kimi Raikkonen. Come quando, al
Nurburgring, esplose la sospensione della vettura del finlandese, fino a
quel momento in testa, per una gomma ormai sulle tele. Come quando, a
Hockenheim, svani' un'altra comoda vittoria per un problema idraulico. Come
quando, senza che ve ne fosse la necessita', la Mercedes decise di schierare
un nuovo supermotore che pecco' come i suoi predecessori di affidabilita'
tradendo Raikkonen nell'ultimo giro delle prove libere con la conseguente
ennesima penalita' di 10 posizioni in griglia di partenza. Come quando, in
ben due occasioni (ovvero a Istanbul e Spa), Juan Pablo Montoya abbia
quantomeno allentato la concentrazione nelle ultime fasi di gara venendo
coinvolto in incidenti con vetture doppiate che gli sono costati due secondi
posti.
Errori imperdonabili per un team che ambisce al titolo mondiale. Titolo
mondiale che, infatti, e' sfuggito dalle mani della squadra di Woking, sia
per quanto riguarda i piloti che per i costruttori. C'e' molto da
recriminare da parte di Ron Dennis, che non ha saputo mettere a frutto un
vero e proprio gioiello ingegneristico come la MP4-20, ennesima creatura del
genio Adrian Newey, sofisticato esempio di perfezione aerodinamica e
meccanica, dal telaio alle ali alle sospensioni, in grado di sfruttare al
meglio le gomme Michelin, cosi' determinanti sul risultato finale.
A farne le spese piu' di tutti e' stato colui che di colpe ne ha avute meno
degli altri: Kimi Raikkonen. Certo, come tutti anche il finlandese ha
commesso degli errori, ma e' merito quasi esclusivamente suo se la McLaren
ha continuato a lungo a credere nel titolo piloti, se ha ottenuto tante
vittorie e tanti punti anche dopo debacle affidabilistiche incredibili che
lo hanno costretto a rimonte improbe, in cui sempre ha buttato il cuore
oltre l'ostacolo e mai si e' arreso. Avrebbe meritato quanto il suo
avversario Alonso il titolo mondiale, ma si sa, di alloro ce n'e' uno solo,
e per vincerlo non bastano i meriti personali, ma serve anche un collettivo
che ti assista al meglio.
La McLaren non l'ha fatto, complici anche i pasticci del secondo pilota Juan
Pablo Montoya, giunto a Woking con la volonta' di strapazzare Kimi e da lui
invece strapazzato. Montoya, lo sapevano tutti, non ama i giochi di squadra,
ma giunto a fine stagione con un passivo in termini di punti ormai
incolmabile (frutto di un inizio stentato per tanti errori, una vettura non
perfettamente adatta al suo stile di guida e un infortunio che lo ha tenuto
per qualche gara lontano dalle piste) avrebbe dovuto mostrare piu' maturita'
nell'appoggiare il suo compagno di squadra come magistralmente ha fatto la
sua controparte Fisichella. Il colombiano lo ha fatto solo in parte,
buttando all'aria possibili doppiette per la felicita' di Alonso con
incidenti dei quali forse non lo si puo' incolpare, ma di certo biasimare
per essersi messo tante, troppe volte in situazioni inutilmente rischiose.
Una McLaren, quindi, se non bocciata almeno rimandata. A marzo, ad un nuovo
mondiale, con la speranza di saper imparare dai propri errori. E di non
ripeterli piu'.
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FERRARI
Dalle stelle alle stalle. Da anni si prospettava un crollo della Ferrari ed
era inevitabile che un ciclo vincente come quello che la rossa era riuscita
a creare negli ultimi sei anni non sarebbe durato per sempre. Ma una crisi
nera come quella che ha investito Maranello nel 2005 e' andata oltre ogni
piu' pessimistica previsione, come lo stesso presidente Luca di Montezemolo
non ha mancato di sottolineare nel saluto di fine stagione in occasione
delle Finali Mondiali del Mugello: "E' stato un anno particolare:
sapevamo che dopo sei anni di dominio si poteva cominciare a perdere, detto
questo non mi aspettavo un anno cosi' negativo."
Quali le cause di questa crisi? E' ormai la domanda da un milione di dollari
che da tutta la stagione circola all'interno del paddock. La risposta piu'
scontata, ma anche quella piu' banale, sarebbe incolpare le gomme
Bridgestone. Ma basta fare un confronto con gli altri concorrenti
equipaggiati con pneumatici giapponesi per constatare come il distacco si
sia sensibilmente ridotto rispetto alle scorse stagioni. Se le Bridgestone
di quest'anno non sono mai state all'altezza delle Michelin (a parte forse a
Imola e ovviamente a Indianapolis), la colpa non e' solo del gommista
nipponico, ma della scelta della Ferrari di essere unico team di riferimento
per lo sviluppo delle gomme.
Una scelta che, e' bene ricordarlo, e' stata comunque uno degli elementi
principali che ha consentito al team italiano di aggiudicarsi cinque titoli
piloti e sei costruttori consecutivi, ma che ha reso impossibile al binomio
Ferrari-Bridgestone di adattarsi all'ennesimo cambio regolamentare. E'
altresi' bene ricordare che questi continui cambi di regolamento disposti
dalla FIA non hanno fatto altro che, come sempre, sfavorire il team che si
trova in posizione dominante. Ma i regolamenti sono uguali per tutti, e
quest'anno sono stati gli avversari a svolgere un lavoro migliore.
La realta' e' che l'intero pacchetto vincente della Scuderia degli ultimi
anni e' andato via via sgretolandosi. Non solo gomme, dunque, ma anche una
scelta errata di schierare in ritardo la F2005, una prematura esaltazione
per l'effimera competitivita' di Imola e una tardiva presa di coscienza
dell'entita' dei problemi della monoposto, che si sono unite alla
comprensibile difficolta' incontrata nel passaggio di consegne da Rory Byrne
ad Aldo Costa, nonostante l'ottimo lavoro svolto dall'ingegnere italiano. In
piu', quest'anno, si sono iniziate a palesare le conseguenze di una serie di
defezioni chiave come quella dell'aerodinamico Tombazis, che si e'
manifestata solo tardivamente dato che al momento del suo addio il greco
aveva ovviamente gia' definito le direzioni di lavoro nei mesi successivi.
Sara' un caso che proprio la McLaren, team che ha accolto a braccia aperte
lo stesso Tombazis, sia stata quest'anno la squadra con la migliore
aerodinamica?
In un panorama cosi' difficile a salvarsi sono stati soltanto i piloti, o
meglio soltanto Michael Schumacher. Nonostante le ormai endemiche critiche
dei soliti maligni, il tedesco quest'anno ha messo tutto se stesso in ogni
gara, accettando e superando i limiti della propria vettura e lottando con i
denti anche solo per un posto nella top ten. Il sette volte campione del
mondo e' tutt'altro che finito. Lo stesso non si puo' dire del suo compagno
di squadra, quest'anno pero' molto demotivato e in attesa del passaggio alla
BAR che segnera' una svolta forse importante nella sua carriera. Certo e'
che proprio quando la monoposto non va al meglio le differenze tra Schumi e
il suo degno scudiero vengono amplificate come non mai.
E il futuro, cosa potra' riservare al team di Maranello? Difficile dirlo. Da
un lato il ritorno dei cambi gomma e l'arrivo di altri due team come Toyota
e Williams nel parco dei gommati Bridgestone consentira' un importante passo
avanti dal punto di vista delle coperture, ma dall'altro l'arrivo di un
pilota legato per un solo anno come Massa e la scadenza dei contratti di
tutti i vertici del team, non ultimo proprio Schumi, non favorira' la
stabilita' della squadra. Di una cosa pero' possiamo essere certi: Luca di
Montezemolo, Jean Todt e tutti gli altri membri della Scuderia continueranno
a lavorare sodo come se non avessero mai vinto nulla. E il lavoro duro, alla
fine, paga sempre.
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TOYOTA
Studia da grande, ma ha ancora molto da imparare. La Toyota non ha mai
nascosto le sue ambizioni di alta classifica, per raggiungere le quali ha
impiegato un budget ricchissimo, il piu' cospicuo del campionato, e
crescente di anno in anno, in controtendenza con quello di tutti gli
avversari. Dopo anni di pasticci decisionali e cambi al vertice, quest'anno
il team giapponese e' riuscito per la prima volta ad affacciarsi nelle
posizioni che contano.
Dopo essere riuscita a partire per la prima volta in prima fila nel Gran
Premio inaugurale della stagione in Australia grazie ad un provvidenziale
acquazzone nelle qualifiche, la squadra di Colonia ha potuto festeggiare il
primo podio in Malesia, replicato in Bahrein, a Imola e a Budapest, e due
pole position per la verita' non troppo veritiere, a Indianapolis (si dice,
gia' sapendo che il giorno dopo i gommati Michelin non avrebbero corso) e a
Interlagos (con un serbatoio che piu' vuoto non si poteva).
Merito di un direttore tecnico come Mike Gascoyne, in passato autore dei
miracoli Jordan e Renault, che ha iniziato a plasmare secondo le sue
direttive il team, e di una coppia di piloti come mai questa squadra aveva
avuto a disposizione. I due alfieri della formazione bianco-rossa nel 2005
sono stati il nostro Jarno Trulli, vero punto di riferimento tecnico ma
anche quest'anno troppo sfortunato in diverse occasioni, e Ralf Schumacher,
bastonato senza pieta' dall'abruzzese nella prima parte di stagione e in
extremis autore di un immeritato sorpasso nei confronti del suo compagno di
squadra in classifica piloti, grazie ad un miglior adattamento alla
monoposto versione B schierata nelle ultime gare della stagione.
A mancare e' stata proprio la vittoria, il primo successo che in Giappone
chiedono ancora a gran voce. Ed e' proprio su questo fronte che la squadra
ha palesato i suoi piu' grandi limiti. Diverse volte, infatti, le monoposto
della Toyota si sono ritrovate con buone possibilita' di vincere la corsa,
per poi sprofondare talvolta per inaffidabilita' meccanica (come
l'esplosione dei freni di Trulli in Canada), ma troppo spesso per colpa di
decisioni scellerate dal muretto box. Come perdonare errori strategici del
calibro della penalizzazione comminata a Trulli al Nurburgring in virtu' del
fatto che i suoi meccanici si erano attardati eccessivamente a lavorare
sulla sua monoposto prima del via, o dell'intempestivo cambio gomme contro
la volonta' dei piloti a Spa, o dell'incapacita' di gestire correttamente il
periodo di neutralizzazione con safety car in Giappone. Con un budget e uno
staff del genere, il futuro arride sicuramente al team di Colonia, ma se
vorra' raggiungere l'obiettivo dichiarato di vincere il campionato non si
potra' piu' permettere certi errori.
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WILLIAMS
Renault, McLaren, Ferrari e Toyota. Dietro alle quattro grandi del Mondiale
2005, la pattuglia degli "altri", ovvero degli ultimi sei team in classifica
costruttori, in altre parole coloro che il prossimo anno potranno usufruire
della terza monoposto nelle prove del venerdi', e' aperta dalla Williams. Il
team di Grove ci ha abituato nella sua storia ad alternare a momenti di
grande splendore altri di crisi nera, e non c'e' dubbio che in questo
momento la squadra stia vivendo proprio uno di questi ultimi.
La stagione e' iniziata con il rammarico per aver perso la possibilita' di
mettere sotto contratto Jenson Button, ma presto e' diventato chiaro che il
problema della squadra di Sir Frank, quest'anno, non e' stato affatto
rappresentato dai piloti. E' mancata invece una linea di sviluppo tecnico
unitaria, che il pur bravo direttore tecnico Sam Michael ha stentato a
indicare dopo il passo indietro dal vertice fatto da un personaggio
carismatico e di impagabile esperienza come Patrick Head. La situazione e'
stata talmente sconfortante da convincere definitivamente la BMW a correre
da sola il prossimo anno, lasciando il team ad un futuro avvolto in una
nebbia fitta, dato che con la casa tedesca non se ne andra' solo l'appoggio
economico di un grande costruttore e la fornitura di motori gratuita, ma
anche una serie di grossi sponsor che non andranno piu' a rimpolpare il
magro portafogli della formazione bianco-blu.
Cosi', la squadra ha deciso di abbandonare definitivamente il sogno Button
(in cambio, s'intende, di una bella valigia di denaro), e di puntare invece
per il prossimo anno su un giovane di belle promesse come Nico Rosberg.
Quest'anno i piloti hanno fatto del loro meglio: Mark Webber si e'
confermato veloce ma non ancora sufficientemente costante come prestazioni,
Nick Heidfeld si e' scrollato di dosso l'etichetta di cocco della BMW con
una stagione maiuscola che e' culminata con il doppio podio a Montecarlo e
al Nurburgring, momento migliore della stagione per il team. Antonio
Pizzonia, chiamato nel finale di stagione a sostituire Heidfeld bloccato da
un infortunio secondo alcuni orchestrato ad hoc dal team, ha confermato
quanto emerso dal faccia a faccia invernale tra i due, ovvero di essere
inferiore al collega tedesco, sprecando un po' quella che forse sara' la sua
ultima occasione da titolare.
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BAR
Se la Williams avra' il suo bel daffare per risalire dal baratro, ben piu'
roseo appare il futuro della BAR, che dal prossimo anno rimarra' soltanto
Honda. Ottenuto dalla Williams il nulla osta per mantenere Button anche il
prossimo anno, il team della British American Tobacco ha venduto il 100%
delle azioni, come da previsioni, al costruttore giapponese. Nella sua
ultima stagione, la BAR e' partita con grandi aspettative, frutto del ruolo
di vicecampioni uscenti, non riuscendo purtroppo ad ottenere risultati
all'altezza. Anche in questo caso e' difficile indicare precisamente cosa
sia andato storto: forse la partenza di David Richards, forse la scarsa
motivazione a inizio stagione di Jenson Button, forse il miglior lavoro
fatto dagli avversari (leggi Renault e McLaren) rispetto al 2004. Fatto sta
che la squadra si e' ritrovata a meta' stagione senza punti, in virtu' anche
della squalifica per il serbatoio irregolare scoperto a Imola con la
susseguente esclusione per due gare.
La situazione e' migliorata nella seconda parte di stagione, e Jenson Button
ha iniziato a capire il potenziale della scuderia grazie a una serie di
buone prestazioni in qualifica, non sempre tuttavia mantenute in gara. La
progressione sembra destinata a proseguire il prossimo anno, grazie
all'arrivo di due brasiliani in grado di risollevare il team: Gil de Ferran,
nuovo direttore sportivo, e Rubens Barrichello, prossimo compagno di squadra
di Button, che sostituira' il deludente Takuma Sato, che ha unito quest'anno
ad errori marchiani un'aggressivita' oltre ogni limite accettabile,
realizzando alla fine della stagione un solo punticino.
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RED BULL
La Red Bull e' giunta dietro alla BAR-Honda in campionato, ma il bilancio
per il team di Dietrich Mateschitz e' di tutt'altro segno. Sorprendendo
tutti gli osservatori, la squadra e' partita forte fin da subito, grazie ad
una monoposto solida e senza fronzoli e ad un management attento e preciso,
ed e' riuscita a fare di piu' in un anno di quanto la sua antenata Jaguar
avesse fatto in cinque stagioni. David Coulthard si e' riscoperto motivato
come non mai ed e' stato autore di gare molto efficaci, mentre i suoi
compagni di squadra Christian Klien e Vitantonio Liuzzi lo hanno assistito
al meglio dimostrando di avere ancora molto da dire in futuro. Una promessa
che attende di essere mantenuta.
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GLI
ALTRI
La classifica costruttori si chiude con tre storici team privati che il
prossimo anno spariranno dal panorama della Formula 1, con esiti molto
diversi. La Sauber verra' acquisita dalla BMW, la Jordan completera' la
sua transizione a Midland, mentre la Minardi verra' ribattezzata Toro
Rosso dai nuovi acquirenti della Red Bull. Difficile giudicare il 2005 di
questi tre team, che hanno comunque lanciato giovani interessanti come
Felipe Massa, il prossimo anno alla Ferrari, Tiago Monteiro e Christijan
Albers. Segno di una F1 che rende sempre piu' difficile la vita ai piccoli
team, destinati a soccombere o a vendere alle potenti multinazionali. Una
Formula 1 che cambia, purtroppo non sempre in meglio.
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