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Emerson Fittipaldi nato il 12/12/1946 a San Paolo
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Emerson Fittipaldi, pilota brasiliano a 25 anni è stato il più giovane campione del mondo in Formula 1, e più tardi il primo pilota a vincere il campionato di Formula Indy americano dopo aver vinto il titolo in Formula 1: tra una formula e l’altra, Fittipaldi ha collezionato 36 vittorie in grandi premi e 18 pole positions. Quello che pochi sanno è che i Fittipaldi (perché di un vero e proprio clan si tratta) sono originari di Trecchina, un paesino in provincia di Potenza.
Il legame dei Fittipaldi con l’automobilismo risale al padre-patriarca, Wilson Fittipaldi, noto come "il Barone", giornalista e cronista radiofonico, che è stato il primo a trasmettere radiocronache di corse automobilistiche in Brasile. Da bravo discendente di italiani, era appassionato di donne e motori, e ha ripassato la passione ai figli, prima Wilson Jr. e poi Emerson.
Wilson Jr., il fratello maggiore di Emerson, ha corso in tutte le categorie dell’automobilismo, arrivando fino alla Formula 1, ma senza il successo che raggiungerà invece Emerson: l’esempio di professionalità e passione che darà al fratello minore sarà però importantissimo per la carriera del futuro campione del mondo.
Emerson comincia a frequentare l’autodromo paulista di Interlagos a
sei anni, seguendo il padre che gli spiega tutti i segreti dei bolidi da corsa:
e a quel tempo le corse in Brasile erano dominate dall’Alfa Romeo. Il piccolo
Emerson decide così cosa fare da grande, e comincia il suo inserimento
nell’ambiente facendo da meccanico per il fratello maggiore e allo stesso tempo
partecipando a innumerevoli gare dilettantistiche "tanto per farsi le ossa".
Corre persino in moto, almeno fino a quando la mamma Erminia lo scopre e gli
proibisce di continuare (sulle due ruote). Fermarlo del tutto sarebbe stato impossibile: Emerson ha scoperto la passione famigliare e anche un’altra: quella
della vittoria, nelle gare minori alle quali partecipa con i pochi mezzi a
disposizione.
Perché correre costa, e il magro stipendio del padre non bastava certo. Così
Emerson mette su un’officina meccanica, nella quale fabbrica, trucca e vende
motori. Un’esperienza che si rivelerà preziosissima quando sbarcherà in Formula
1, e che nel frattempo gli dà i mezzi per continuare nel mondo delle
competizioni, facendosi persino un nome come preparatore meccanico. Fittipaldi
ha sempre attribuito questa capacità di "mettere le mani nel grasso" all’eredità
italiana che non disdegna le attività manuali e l’artigianato — seppure
meccanico.
A 21 anni, nel 1967, conquista il primo titolo: campione brasiliano dell’allora Formula V. Da quel momento, la carriera di quello che passa ad essere conosciuto come "il Topo", per il viso affilato e i denti davanti prominenti, non si ferma più.
Nel 1969, sbarca in Inghilterra, dove in Formula Ford su nove prove della categoria vince tre e arriva secondo in tutte le altre. L’attenzione dell’ambiente comincia a destarsi verso il giovane brasiliano (il primo a emergere a livello internazionale, precursore dei Piquet, Senna e Barrichello) con il nome italiano.
L'anno dopo, nel 1970, in Formula 3, vince otto gare su dodici. Dopo un breve passaggio per la Formula 2 (poi abolita), il "mago" della Lotus Colin Chapman lo chiama con sè.
Il debutto in Formula 1 avviene il 19 luglio 1970 a Brands Hatch, al Gran premio d’Inghilterra, i primi punti arrivano già alla seconda corsa, e la prima vittoria è alla quarta corsa, al gran premio degli Usa. Fittipaldi conclude il suo primo anno in Formula 1 al sesto posto.
L'anno dopo si laurea campione pur battendosi con un fuoriclasse come Jackie Stewart, con il padre Wilson che piange d’emozione facendo la radiocronaca della vittoria.
Nell'anno seguente arriva secondo nella classifica mondiale e lascia la Lotus nera e oro, per trasferirsi alla McLaren.
Nel ’74 Emerson vince il secondo titolo mondiale, e nel ’75 è di nuovo secondo. In quell’anno il campione italobrasiliano conquista la sua ultima vittoria in Formula 1 nello stesso circuito in cui ha vinto la prima, Brands Hatch.
Poi il fratello Wilson monta una scuderia propria, la Copersucar — la prima e ultima scuderia brasiliana di Formula 1, con la sponsorizzazione della statale brasiliana dello zucchero —, e Emerson sarà il suo pilota. Il miglior risultato della monoposto brasiliana sarà un secondo posto nel gran premio del Brasile nel 1978 che susciterà entusiasmi degni di una vittoria, e poi più niente.
La Copersucar se ne va, ma i fratelli si ostinano e la scuderia prende il nome della famiglia, senza risultati degni di nota. Sembrava la fine del mito di Emerson Fittipaldi, con l’astro nascente Nelson Piquet a sostituirlo nel cuore dei tifosi brasiliani.
Emerson si trasferisce allora negli Usa, e tenta un posto nella Formula Indy. Questa volta ci vogliono cinque anni per arrivare al titolo, ma il 1989 è un anno di gloria: è il primo brasiliano a vincere a Indianapolis e poi a conquistare il campionato.
Nel 1996, in un incidente nel gran premio del Michigan, si frattura la settima vertebra cervicale, e le pressioni della famiglia (la moglie Teresa e i cinque figli) lo spingono finalmente ad abbandonare le corse, a cinquant’anni suonati. Ma non perde il vizio del rischio: l’anno dopo, in un volo di deltaplano con il figlio di sei anni, precipita ed è ritrovato solo dopo undici ore, malconcio ma salvo col figlioletto in braccio. "L’incidente in Michigan è stato un avviso divino, la caduta in deltaplano è stato un ordine di Dio: adesso basta!", ammette in ospedale.
Da allora Fittipaldi si dedica con successo ai suoi numerosi e svariati affari, che vanno dall’organizzazione delle corse, come il gran premio del Brasile di Formula Indy, ad alcune fazendas. Vive a Miami, dove gli hanno dedicato una via, con il soprannome americano, "Emmo.
Campione del Mondo 1972 Lotus / 1974 McLaren
| Carriera | ||||
| Esordio in F.1 | Gran Bretagna 1970 | |||
| Gran premi disputati | 144 | |||
| Gran premi vinti | 14 | |||
| Prima vittoria | USA 1970 | |||
| Mondiali vinti | 2 | |||
| Pole position | 6 |