Nei miei ricordi di ragazzina
Enzo Ferrari è un vecchio signore con gli occhiali scuri, che cela dietro
quelle lenti chissà quali emozioni mentre risponde agli intervistatori di turno
con le sue parole, le sue battute taglienti e le sue frasi famose.
In una delle sue frasi più famose diceva di sentirsi colpevole di essere sopravvissuto, ai suoi dolori, ai suoi piloti, a suo figlio.
Da quando suo figlio Dino era morto a 24 anni colpito dalla distrofia muscolare Ferrari non si allontanava mai dal triangolo Modena-Fiorano-Maranello.
Alla memoria del figlio e del suo ricordo aveva dedicato una Fondazione per la lotta contro la distrofia muscolare, una delle vetture più celebri e prestigiose dell'azienda e un circuito.
Enzo Anselmo Ferrari nasce il 18 febbraio 1898, ma a causa di una forte nevicata, i suoi genitori ne registrano la nascita due giorni più tardi.
I motori entrano per la prima volta nella vita di Enzo nel 1908 quando il padre lo porta insieme al fratello Alfredo ad assistere ad una corsa automobilistica sul circuito di Bologna, sulla via Emilia.
Il 1916 è un anno tragico che vede la morte, a breve distanza l’una dall’altra, del padre e del fratello, Enzo interrompe gli studi e inizia a lavorare come istruttore alla scuola tornitori dell'officina dei pompieri di Modena. Durante la prima guerra mondiale si occupa di zoccolare i muli dell’esercito e, nel 1918, rischia la vita a causa della terribile epidemia influenzale che colpì il mondo intero in quell’anno.
Alla fine della guerra nel 1818 trova occupazione a Torino in qualità di collaudatore di automobili, per trasferirsi poi a Milano alla CMN (Costruzioni meccaniche nazionali) come collaudatore e pilota da corsa.
Nel 1919 esordisce in gara alla Parma-Berceto dove arriva quarto e nello stesso anno partecipa alla Targa Florio dove però non ha lo stesso successo, arriva nono. Attraverso il suo amico Ugo Sivocci va a lavorare all’Alfa Romeo che ha introdotto alcune vetture di nuova concezione per la Targa Florio del 1920. Ferrari guida una di queste vetture ed arriva secondo. Inizia così una collaborazione con l'Alfa Romeo, che durerà vent'anni e che lo porterà a ricoprire vari ruoli: collaudatore, pilota, responsabile commerciale e infine direttore del settore corse fino al novembre 1939.
Come pilota dell'Alfa prende parte a varie corse riportando un 5° posto alla Targa Florio ed un 2° posto sul circuito del Mugello.
Il suo primo incidente avviene alla
vigilia del Gran Prix di Brescia, quando esce di strada per evitare una mandria
di mucche che stavano attraversando il percorso.
Nel 1923 quando vince il primo Circuito del Savio fa uno degli incontri più importanti della sua vita, conosce il Conte Baracca il cui figlio, l'eroe dell'Aviazione italiana Francesco Baracca aveva come emblema personale un cavallino.
Nel 1924 agguanta la sua più grande vittoria vincendo la coppa Acerbo. "...tra tutte le gare alle quali ho partecipato, ricordo con particolare soddisfazione la mia vittoria a Pescara nel 1924 con una Alfa Romeo R.L. Con questa vettura avevo già vinto a Ravenna sulla pista di Savio ed a Rovigo sulla pista del Polesine, ma è stato alla Coppa Acerbo che è iniziata la mia fama come pilota. Fui infatti in grado di battere le Mercedes che arrivavano dal successo alla Targa Florio. Nel team Alfa c’era anche Campari con la famosa P2 ma, sfortunatamente, fu costretto al ritiro. Come d’accordo, sin dal primo giro avrei dovuto controllare la presenza della P2 di Campari nei miei specchietti: se avessi preso la testa della corsa lo avrei dovuto far passare. Feci una partenza velocissima e guardai ogni giro negli specchietti invano. Ero molto preoccupato per la sua assenza dal momento che la sua P2 era molto più veloce della mia ma le Mercedes di Bonmartini e di Giulio Masetti mi tampinavano da vicino. Passando sui box vidi che il mio meccanico, Eugenio Siena, un cugino di Campari, era tranquillo. Proseguii la gara e la vinsi e, solo alla fine, vidi Campari che mi disse di essersi dovuto ritirare a causa di un guasto al cambio. Per non far capire troppo presto agli avversari che si era ritirato, aveva nascosto la vettura in una stradina laterale". (Da "Piloti, che gente..." di Enzo Ferrari).
Dopo altri successi viene promosso a pilota ufficiale. La sua carriera nelle corse continua però solo in campionati locali e con macchine di seconda mano quando ha finalmente l’occasione di guidare una vettura nuova alla più prestigiosa gara dell’anno: il Gran Premio di Francia. Cosa successe in quel frangente non è molto chiaro ma sembra che a Ferrari sia venuta una crisi di sfiducia in sé stesso che gli ha impedito di partecipare alla gara più importante della sua carriera.
Un uomo meno in gamba di lui sarebbe stato sicuramente impaurito da questa reazione, ma Ferrari è comunque in grado di mantenere la propria posizione all’Alfa Romeo. Egli comunque non gareggia fino al 1927 ma, in realtà, la sua carriera di pilota è finita molto prima di essere iniziata. Riconoscendo i propri limiti nello sport più pericoloso che ci sia, Ferrari decide di passare a formula minori nelle quali raggiunge un discreto successo.Ferrari in questo periodo si
sposa e apre una concessionaria Alfa a Modena.
Nel 1929 decide di fondare a Modena, la Scuderia Ferrari. e avviò un'intensa attività agonistica, ebbe una squadra ufficiale e finì per diventare una filiale tecnico-agonistica dell'Alfa Romeo, alla quale si sostituì nel 1933 nella continuazione dell'attività sportiva. Ferrari stringe contratti anche con Bosch, Pirelli e Shell. Per incrementare la sua "scuderia" di piloti amatoriali, convince Giuseppe Campari ad aderire alla sua squadra, al quale segue un altro bel colpo con la firma di Tazio Nuvolari. Nel suo primo anno la Scuderia Ferrari può vantare 50 piloti sia a tempo pieno che part-time! Il team compete in 22 gare e totalizza otto vittorie e parecchie ottime prestazioni. La Scuderia Ferrari è ormai diventata un caso, forte anche del fatto che è il più grande team messo insieme da una persona sola. Nessun pilota riceve un salario ma una percentuale sui premi delle vittorie, anche se qualsiasi richiesta tecnica o amministrativa dei piloti era fornita. L’idea di base era quella di far correre i piloti e qualsiasi entrata veniva gestita dalla Scuderia.
L’Alfa Romeo continua quindi ad essere rappresentata in gara dalla fabbrica stessa e dalla Scuderia Ferrari, finché tutto cambia quando l’Alfa Romeo annuncia la sua decisione di ritirarsi dalle gare a partire dalla stagione del 1933 a causa di problemi finanziari. All’inizio sembra proprio l’apertura di cui ha bisogno Ferrari, ma capisce subito che non è ancora finanziariamente pronto per questo passo. Fortunatamente per la scuderia, la Pirelli intercede e convince l’Alfa Romeo a fornirle sei vetture modello P3 e la consulenza dell’ingenier Luigi Bazzi e del pilota tester Attilio Marinoni. La scuderia è ora, in effetti, il reparto corse dell’Alfa Romeo.
Nel 1932 nasce il primo figlio di Ferrari e viene chiamato Alfredo come il padre, anche se poi tutti lo chiameranno Dino. Ferrari coglie quest’occasione per ritirarsi dalle gare e dedicarsi esclusivamente alla scuderia.
Tutto sembra pronto perché la Scuderia Ferrari faccia veramente il suo ingresso
nel mondo delle corse. Quello di cui nessuno ha tenuto conto è l’onda anomala
che sta arrivando dalla Germania, e che si chiama Auto Union e Mercedes.
Nel 1935 firma per la Scuderia Ferrari il pilota francese Rene Dreyfus che prima
guidava per la Bugatti. Egli è colpito dalla differenza tra il suo vecchio team
e la Scuderia Ferrari e ne parla così: "La differenza tra il far parte del team Bugatti rispetto alla Scuderia Ferrari
è come tra il giorno e la notte. Ho vissuto con Meo Costantini, team manager
della Bugatti, e con Ferrari. Ebbene, con Ferrari ho imparato l’arte degli
affari nelle corse, perché non c’è dubbio che Ferrari è un grandissimo
affarista. Qua non c’è il senso dell’appartenenza alla famiglia che avevo con i
fratelli Maserati, né il senso di divertimento e di intimità che avevo con Meo
Costantini. Enzo Ferrari ama le corse, su questo non ci piove. Ciononostante
riesce a stemperare tutto per la persecuzione del suo fine che è quello di
costruire un impero finanziario. Io sono sicuro che un giorno diventerà un grand’uomo, anche se le vetture che dovesse mandare in pista un giorno non
portassero più il suo nome".
Durante gli anni la Scuderia Ferrari può vantare grandissimi piloti quali Giuseppe Campari, Louis Chiron, Achille Varzi ed il più grande di tutti, Tazio Nuvolari. Tranne che per la grandissima vittoria di Nuvolari al Gran Premio di Germania del 1935, le vittorie sono inizialmente poche. Durante questi anni il team si deve confrontare con la potenza delle squadre tedesche Auto Union e Mercedes.
In una occasione Ferrari è il passeggero del grande Nuvolari. Alla gara sul circuito delle Tre Province Nuvolari è in difficoltà perché non conosce il circuito. Chiede quindi a Ferrari di accompagnarlo come copilota, e questi accetta. Quello che segue è il suo resoconto. "Alla prima curva abbi la netta sensazione che Tazio l’avesse presa male e che saremmo finiti nel fosso. Mi irrigidii ed aspettai lo schianto. Incredibilmente ci trovammo oltre la curva con la vettura perfettamente in carreggiata. Lo guardai. Il suo volto duro era calmo, come sempre, e certamente non aveva la faccia di qualcuno che ha appena preso una paura da far rizzare i capelli. Ebbi la stessa sensazione alla seconda curva. Verso la quarta o quinta curva cominciai a capire. La prima cosa che notai fu che, per tutta la percorrenza della curva, Tazio non staccava mai il piede dall’acceleratore che rimaneva sempre a tavoletta. Curva dopo curva, scoprii il suo segreto: Nuvolari impostava la curva prima di quanto non avessi fatto io secondo il mio stile di guida; la differenza era che entrava in curva in maniera proprio totalmente diversa da chiunque altro io abbia mai visto. Con un movimento allineava il muso della vettura al cordolo interno, proprio dove iniziava la curva. Il suo piede rimaneva comunque giù e lui scalava nella marcia giusta per avere il massimo dell’accelerazione. In questo modo dava alla vettura la direzione con tutte e quattro le ruote sfruttando come accelerazione, oltre a quella delle ruote motrici, anche la forza centrifuga. Durante la curva la vettura sfiorava il bordo interno e, al termine, la vettura era già dritta e pronta a sfruttare al massimo l’accelerazione del motore, senza bisogno di nessuna correzione."
Ferrari ammette onestamente di aver provato questa tecnica, dopo averla vista fare da Nuvolari innumerevoli volte, "ma ogni volta che entravo in una curva mi sembrava di salire sulle montagne russe."
Nel 1940 la Scuderia si distacca dall'Alfa Romeo, e per contratto, non può competere contro l’Alfa per almeno quattro anni. La sua nuova compagnia, la "Auto-Avio Costruzioni", si limita quindi a produrre e vendere parti meccaniche per la Compagnia nazionale aeronautica di Roma, la Piaggio e la RIV.
Tranne che per una deroga data dall’Alfa per la Mille Miglia del 1940, Ferrari deve attendere la fine della seconda guerra mondiale per vedere le proprie vetture competere.
Durante la seconda guerra mondiale, nel '43 l'officina si trasferisce da Modena a Maranello, dove inizia la produzione di macchine rettificatrici oleodinamiche per cuscinetti a sfere.
L'officina viene bombardata nel '44 e ricostruita nel '45, anno in cui ha inizio la progettazione e la costruzione della prima vettura "Ferrari".
D'ora in poi la storia della vita di Enzo Ferrari è la storia stessa della Scuderia Ferrari.
Nel 1960 l'Azienda si trasforma in Società per Azioni, e nel
'69 Ferrari
associa la Fiat in forma paritetica, riservandosi però la completa responsabilità
della Gestione Sportiva.
Nel 1963 a Maranello costruisce l'Istituto Professionale per l'Industria e l'Artigianato; nel 1972 realizza la pista di Fiorano.
Figura di grande personalità e carisma è stato insignito di numerosi riconoscimenti per il suo genio sportivo e imprenditoriale:
1924: Cavaliere per meriti sportivi.
1927: Commendatore.
1952: Cavaliere del Lavoro
1960: Laurea honoris causa in ingegneria meccanica dall'Università di Bologna
1962: Premio Hammarskioeld dell'ONU
1965: Premio Columbus
1970: Medaglia d'oro Scuola della Cultura e dell'Arte del Presidente della Repubblica
1987: Premio De Gasperi
1988: Laurea honoris causa in fisica dall'Università di Modena
Durante il periodo della sua conduzione, dal 1947 al 1988 la Ferrari ha riportato in tutto il mondo oltre 5000 vittorie sportive e conquistato 25 titoli mondiali in tutte le categorie delle corse automobilistiche.
E' morto a Modena il 14 agosto 1988, ma pretende che la sua scomparsa venga annunciata al mondo solo a funerali avvenuti.
Quel giorno scompare un uomo, ma il suo ricordo vivrà per sempre.