Storia della 24 ore di Le Mans
La storia della 24 ore di Le Mans comincia nel 1923 su un circuito molto veloce di 17 km e 262 metri. Al via c’erano 33 macchine di cui 30 riescono a concludere a concludere la corsa. A quei tempi erano gli stessi piloti che dovevano provvedere a riparare da soli i guasti meccanici. La prima storica vittoria è appannaggio di Lagache e Leonard a bordo di Chenard&Walcker, con una media di 92 chilometri all’ora. Le successive edizioni sono un affare privato della Bentley che centra il successo nel 1924, e ancora dal 1927 al 1930 grazie ai famosi “Bentleys Boys”.
Prima della Seconda Guerra Mondiale c’è stato il poker dell'Alfa Romeo e la doppietta della Bugatti. Nel 1936 lo sciopero generale proclamato in Francia (tornato d’attualità in questi giorni) ha impedito lo svolgimento della Le Mans. Dopo il conflitto, che ha tenuto lontano i piloti dalla corsa tra il 1940 e il 1948, gli organizzatori hanno potuto contare sulla presenza di nuove scuderie: nel ’51 ha fatto il debutto la Jaguar, nel ’52 la Mercedes e nel ’54 anche la Ferrari con un team ufficiale.
Nel 1955 arriva l’episodio più drammatico nella storia
della Le Mans: Pierre Levegh a bordo della sua Mercedes si scontra con Malcom
proprio davanti ai box, con la macchina che finisce in mezzo al pubblico. Alla
fine le vittime saranno 80, compreso il pilota della Mercedes, Pierre Levegh. La
corsa non viene interrotta, per permettere elle ambulanze di poter lavorare più
facilmente, altrimenti sarebbe stato il caos. Ovviamente dopo quell’episodio
tante cose cambiarono.
“Prima dell’incidente del ’55 i box erano nella parte
destra del percorso e non c’era nulla tra la macchine che viaggiavano a 280
km/h, e i meccanici, alcuni spettatori e la giuria… Pensarlo oggi è
inimmaginabile! Il percorso era anche molto più stretto” dice Henry Pescarolo.
Anno 1966: Jacky Ickx, vince con la sua mitica Ford GT40, che vincerà anche nel 1967, 1968 e 1969. “La prima volta che ho corso la Le Mans avevo solo 20 anni e non è andata un granché - dice Ickx -. Già partecipare per me era un trionfo. Non pensavo affatto alla vittoria e neanche a finire sul podio. A quell’età la cosa più importante era guidare. Essere un giovane pilota con una buona macchina era grandioso”.
Nell’edizione del 1968, Mauro Bianchi rimase gravemente ustionato nell’incidente alla curva Dunlop. Pescarolo rimase talmente scioccato che decise di ritirarsi dalle corse: “Mi ricordo molte cose della Le Mans, specialmente i gravi incidenti e ovviamente quello di Mauro Bianchi. Era nella famosa edizione del 1968…Poi io sono passato sopra i resti della macchina e mi è scoppiata una gomma. E’ stato veramente drammatico… Credo che Mauro sia bruciato all’interno dell’abitacolo…Era un grande amico. E’ difficile continuare a correre dopo aver visto una cosa del genere... Ho tanti ricordi qui”.
L'edizione del ’69 rimarrà nella storia per Jacky Ickx, che per raggiungere la macchina camminò e non corse come tutti gli altri piloti… Lui vinse partendo per ultimo e da quel giorno cambiarono la partenza: “Anziché correre verso la macchina, camminai e di conseguenza partii in ultima posizione. Poi non volevo cominciare la Le Mans senza essermi allacciato la cintura di sicurezza. Una volta i piloti si affidavano solamente ai loro riflessi…Finalmente stavamo passando dall’era dei cowboy a qualcosa di più ragionevole…E poi il fatto di cominciare per ultimo e finire la gara per primo ha convinto gli organizzatori a cambiare le regole”. Con al volante Jacky Ickx e Jacky Oliver, la Ford GT40 vinse per quattro anni consecutivi la 24 ore di Le Mans.
Siamo giunti agli anni settanta e precisamente al 1971, edizione in cui per la prima volta si è passati dalla classica partenza con le auto parcheggiate sulla destra del tracciato, a quella denominata Indianapolis, dalla storica corsa americana. Una partenza lanciata, con le auto alla spalle di una Pace Car per tutto il giro di ricognizione. Un ‘Via’ sicuramente meno spettacolare, ma necessario per evitare brutti incidenti e salvaguardare così la sicurezza dei piloti.
Le parole di Henri Pescarolo, vincitore di quella edizione, confermano la necessità di un simile cambiamento… "Abbiamo deciso di passare alla partenza lanciata. E’ più sicura, anche se è meno interessante e spettacolare, però tutte le gare di durata ora usano questo tipo di partenza. Quindi tutti stanno dietro alla pace car che dopo il giro di riscaldamento, entra nei box e a quel punto chi è in pole deve decidere quando accelerare e dare il via alla gara. E’una partenza meno caratteristica con meno intensità, ma bisogna dare più importanza alla sicurezza”.
Nel 1972 e nel 1973 Henri Pescarolo ottiene altre due vittorie in coppia con il due volte mondiale di F1, Graham Hill che morirà 3 anni dopo in un incidente aereo. Un fantastico Tris del team francese Matra, che riporta un successo in Francia dal 1950… "Era stata la prima vittoria con il team Matra e con Graham Hill, dopo una notte di pioggia. Una grande vittoria con un leggendario pilota come compagno. E’ stato un premio per tutto il lavoro fatto dalla squadra negli anni passati. Finalmente avevamo vinto!”
Dal 1972 al 1976, con il ritorno delle grandi marche: Porsche e Reanult! Un anno importante anche per la vittoria del primo motore Turbo, quello della Porche di Jacky Icks e Gijs Van Lennep, con il famoso marchio Martini… "Abbiamo sempre corso con due piloti, ma nelle gare di oggi sarebbe impossibile - ribadisce Ickx - perché Le Mans, che prima era una gara di durata ora è diventata una corsa sprint e nonostante tutta l’assistenza dei box sono necessari tre piloti per poter gareggiare. Noi siamo stati l’ultimo team con due piloti ed è stata davvero dura vincere, ma ci siamo riusciti anche se guidare la macchina ci ha distrutto dal punto di vista fisico."
Nel 1977 si assiste ad un fantastico duello tra la Porsche 936 e La Renault Alpine. Icks, alla guida della Porsche e 49° all’inizio della notte, alla fine riesce a vincere grazie anche il ritiro di tutte le Renault e nonostante alcuni problemi meccanici… "Penso sia stata una delle gare più importanti della mia vita. Non ho mai guidato così bene come quella notte. Anche se eravamo ultimi ad un certo punto sapevamo che avremmo potuto recuperare. Durante la notte e poi alle prime luci dell’alba l’armata Renault è lentamente sparita per problemi meccanici e noi ci siamo ritrovati al comando. Nessuno, eccetto noi, credeva in quell’impresa. E’ come se avessimo ricevuto il tocco di Dio, quel giorno avevamo guidato in un modo a dir poco fantastico”.
La Renault si rifarà l’anno successivo, prima di abbandonare la corsa per passare alla Formula 1. Nel 1980 con le Porsche non ufficiali in gara, Icks, con la 908, arriva secondo alle spalle di un francese che entrerà nella storia della corsa per aver gareggiato con la macchina che porta il suo stesso cognome: E’ Jean Rondeau, nativo proprio di Le Mans, ad imporsi. Una piccola scuderia per un grande successo, tra l’altro con un motore atmosferico, quello della Ford Cosworth, che non vinceva da 5 anni. Una gara in cui Jacky Ickx annuncia il suo ritiro dalla Formula 1, ma non da Le Mans, dove s’impone nel 1981, in coppia con Derek Bell e con la Porsche 956, vero mito degli anni 80….
L'edizione dell’83 è caratterizzata dallo stradominio della Porsche 956 che si aggiudica le prime otto posizioni. Alla fine la vittoria andrà al trio composto da Holbert, Haywood e Schuppan. Al secondo posto la mitica accoppiata Ickx e Bell. L’anno dopo la casa tedesca si ripete piazzandosi nelle prime 7 posizioni. Queste le parole di Pescarolo: "Vent'anni fa non avevamo la pista così larga e soprattutto vie di fuga così ampie. La maggior parte degli incidenti non erano causati dalle alte velocità in curva, ma soprattutto perché non c’erano grandi spazi come oggi".
Nell’85 Jacky Ickx ritorna alla Porsche, e alla guida della 962C, sponsorizzata dalla Rothmans. Il suo ex compagno di scuderia, Derek Bell, gareggia addirittura guidando per due diversi team: uno con Jochen Mass e l’altro con Hans Stuck, che aveva ottenuto la pole position.
L'edizione dell’86 è l’ultima gara dove si vedrà la mitica nonché terribile curva Dunlop, causa di tanti incidenti. La vittoria di quella Le Mans andò ancora una volta alla Porche del trio formato da Bell, Stuck e Holbert. Sempre Pescarolo ricorda quell'edizione: "All’inizio della curva Dunlop si entrava sui 280 km/h…Era veramente una curva difficile da affrontare…Eravamo veloci ma non al massimo…Si sono visti tanti grandi incidenti, alcuni fatali…Le macchine in quel punto decollavano…Era veramente terribile. Dal punto di vista di un pilota era qualcosa di straordinario…Molto pericoloso, ma anche molto interessante". Pescarolo ci spiega meglio come i piloti affrontavano quel punto del tracciato… "L’entrata della chicane era veramente veloce. Si arrivava a 285 km/h…Poi una grande frenata prima della curva. La chicane si attraversava tutta in terza...Ed era veramente interessante per un pilota, perché frenare e scalare in curva non è affatto facile".
Nel 1989 la Le Mans non viene più riconosciuta dalla FIA. La Mercedes torna a partecipare alla mitica corsa dopo la tragica edizione del 1955, dove morirono 80 persone. E ovviamente non esiste più la chicane, ma si tira dritto per quasi 6 km…
Jurgen Barth, vincitore nel '77, spiega le differenze della pista rispetto agli anni passati: "Era bello con il lungo rettilineo. Infatti era l’unico momento dove potevamo rilassarci…Era necessario soprattutto quando eravamo solo due piloti per macchina. Devo dire che era anche pericoloso guidare per quasi 6 km ad altissime velocità, soprattutto per le gomme. Oggi con le due chicanes è molto meglio". Infatti nell’89 la Jaguar XJR-9 di Derek Daly si fermò proprio sul lunghissimo rettilineo…Riuscì a tornare ai box, ma perse ogni possibilità di vittoria.
"Era il punto più veloce al mondo per una gara automobilistica - spiega il francese Pescarolo -, pari soltanto a Indianapolis. I piloti raggiungevano i 400 orari. Era un rettilineo interminabile. La leggenda di Le Mans è nata proprio grazie a questo, e ora il tracciato è stato irrimediabilmente sfregiato”.
Pareri contrastanti fra i piloti. Molti la pensavano come lui, altri invece applaudirono il cambiamento, come Jacky Ickx: “Secondo me l’introduzione di quelle due chicane era inevitabile. Non è cambiato poi molto, oggi le vetture accelerano molto rapidamente e raggiungono subito i 330 orari. D’altro canto, ora è più difficile per le macchine e per i piloti stessi, ci sono due staccate in più da affrontare. Il tracciato è più tecnico e più duro a livello fisico. Ma credo che sia decisamente più sicuro”.
In quell’anno la Jaguar realizzò una clamorosa doppietta, approfittando della sfortuna di Pareja, che vide la sua Porche ammutolirsi a 15 minuti dalla bandiera a scacchi. La vittoria andò all’XJR-12 del trio Nielsen/Cobb/Brundle, davanti ai compagni di scuderia Lammers, Wallace e Konrad. Sul gradino più basso del podio l’Alfa Porsche 962 dei britannici Tiff Needell, David Sears e Anthony Reid.
Il ‘92 fu l’anno della crisi: solo 28 vetture al via. In quell’anno e nel successivo ci fu l’exploit della Peugeot, che piazzà due vetture sul podio nel 92 e monopolizzo l’edizione del 93, l’ultima con Jean Todt alla condizione tecnica.
Dal ‘94 la gara venne riservata alle Gran Turismo. Si impose la Porsche di Yannick Dalmas che bissò l’anno successivo, terzo sigillo per lui a Le Mans, al volante questa volta di una McLaren GTR. Nel suo equipaggio anche Lehto e Sekiya, il primo giapponese nella storia a trionfare a Le Mans. Terzo di quell’edizione fu Derek Bell: “Quando gareggiai qui con Andy Wallace e mio figlio Justin, nel 95, fu un gran duello con la McLaren. Abbiamo condotto la gara per 12-14 ore, sotto la pioggia, ma alla fine siamo arrivati terzi. Ma il podio nel giorno della Festa del papà, con mio figlio accanto è stato qualcosa di speciale”.
Nel ‘99 Peter Dumbreck rischiò la vita proprio alle Hunaudières. Questo il racconto di chi lo seguiva: “… proprio dove la Mercedes si è infilata, c’erano degli alberi che erano stati tagliati via pochi anni prima. Non abbiamo mai saputo il perché E’ stato davvero fortunato a prendere dei piccoli arbusti, che si sono piegati senza creare problemi invece di distruggere la macchina”.
Non solo incidenti spettacolari, ma anche tante battaglie serrate, duelli che hanno caratterizzato l’ultimo decennio, come ricorda Jacky Ickx, vera e propria memoria storica della corsa francese: “Negli ultimi 10 anni ci sono state grandi battaglie con Jaguar, Mercedes, Audi, Porsche, tante marche di qualità. Ora sono venuti fuori gli americani, Cadillac, Panoz. E’ il mondo che si evolve, ed è davvero interessante per tutti quelli che amano questo tipo di competizioni. Vuol dire che c’è un futuro”.